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lunedì 17 settembre 2012

Relativamente stupidi

Sempre in merito alle violenze perpetrate in mezzo mondo dagli islamici, mi è stato fatto notare da più persone che in realtà il film "The innocence of muslims" è solo un pretesto e che dietro c'è una regia politica. Beh, grazie tante! Proprio non ci ero arrivato! Non vedo, però, come questo fatto debba influenzare quanto finora ho dichiarato. Non vedo proprio come, una volta illuminato a riguardo, la mia opinione sulla cultura islamica debba essere ricalibrata. Il fatto che le azioni violente almeno in parte siano state pianificate da qualche entità ostile alle politiche di Stati Uniti e/o altri paesi occidentali non cambia un beneamato accidente. Questa gente non ha imbracciato armi, impugnato sassi e bottiglie molotov per protestare contro i governi delle nazioni che da secoli giocano con i loro territori come fossero quelli dei Risiko. Le violenze in questione si possono nella stragrande maggioranza sintetizzare in una semplice frase:
Io protesto (pacificamente o meno) contro le nazioni che riconoscono ai loro cittadini diritti quali la libertà di opinione, parola e stampa in quanto questi diritti hanno permesso che si offendesse e deridesse la figura pseudodivina di Maometto, unico vero e indiscutibile profeta dell'Islam. Auspico che il dissenso manifestato con le mie gesta porti tali nazioni a rivedere dette garanzie affinché simili mancanze di rispetto ai danni del Profeta non si ripetano, auspico inoltre che i responsabili di tali azioni siano severamente puniti come disposto dalla sha'ria. Allah è il più Grande.
Questioni relative alla politica internazionale, equilibri geopolitici e simili potranno anche essere il movente dei registi (siano essi nordafricani o meno) ma le pedine, i bifolchi che incendiano le ambasciate, rapiscono civili, uccidono, distruggono e saccheggiano sono motivati da ben altro. Come lo so? Semplice! Simili azioni sono state puntualmente organizzate anche per le vignette danesi e non venite a dirmi che la Danimarca è corresponsabile dell'instabilità politica nordafricana. Per non parlare di Salmam Rushdie, condannato a morte dall'ayatollah Khomeyni aver scritto nel 1988 un romanzo di fantasia il cui protagonista presentava alcune analogie con Maometto. Fu addirittura messa una taglia (che ieri è stata aumentata) sulla sua testa. Non riuscendo i bifolchi, in quanto tali suppongo, a trovare e uccidere Rushdie se la sono presa con il traduttore giapponese (ucciso), il traduttore italiano (ferito) e l'editore norvegese (ferito). Anche l'indiano Rushdie è un agente della CIA che cospira contro i paesi islamici? Ne dubito! Questi sono solo due esempi tra i più famosi ma simili azioni sono tristemente frequenti.
Comunque, giusto per essere chiari, che il nordafrica sia pieno di questi bifolchi privi del più comune senso dell'ironia, del sarcarsmo, capaci solo di  prendere se stessi e il loro profeta (che parlava e volava con un asino che aveva la testa di donna) troppo sul serio, non mi tange. Si evolveranno o si estingueranno. Affar loro. A tangermi, anzi, a urtarmi è il fatto che queste persone possano circolare liberamente per il mondo, venendo anche a casa mia a seminare la stessa pericolosa stupidità e arretratezza culturale. I bifolchi saranno anche ignoranti ma sanno fare due conti! Attingono a piene mani dai nostri sistemi previdenziali e sociali e approfittano dei vantaggi derivanti dal libero mercato (spesso drogandolo). Se ne  guardano bene, però, dal farsi contaminare dalla nostra cultura, specie per quanto riguarda i valori quali la laicità delle istituzioni, l'uguaglianza di uomini e donne, il pluralismo, e le succitate libertà.

Certo anche noi abbiano i nostri bifolchi, alcuni di loro hanno anche la laurea. Tra le varie tipologie di bifolchi autoctoni ce n'è una pericolosissima che ogni giorno si mette autonomamente, in piena libertà, una benda davanti agli occhi. Quella benda rappresenta il dogma del relativismo culturale: "la pittoresca idea che ci siano molte verità, tutte egualmente meritevoli di rispetto anche se si contraddicono tra di loro. Oggi il relativismo è molto diffuso. Esso appare come una forma di rispetto verso il multiculturalismo ma in realtà, è un finta scappatoia." (cit. Richard Dawkins).


Com'è possibile, mi chiedo, essere così miopi da non scorgere lo smisurato burrone che divide la cultura occidentale (laica, illuminista, pluralista) da quella islamica (oscurantista, teocratica e assolutista) e come si può essere così arroganti da dare per scontato che culture così diverse, così distanti, così antitetiche, possano condividere pacificamente nello stesso spazio sociale in un regime di tipo democratico.
Questi facinorosi idioti, così facilmente manipolabili dai loro leader religiosi e politici (che spesso coincidono) sono della stessa pasta di quelli che a milioni ci ritroviamo in Europa, Canada, USA e Australia. Quando raggiungeranno la massa critica e l'autocoscienza diverranno estremamente influenti (in democrazia, più delle idee, valgono i numeri), a quel punto cosa faremo? Come argineremo il fenomeno? Come combatteremo chi democraticamente vorrà minare le nostre libertà, magari introducendo l'obbligo del velo per le donne e la pena di morte per gay e apostati?
Siamo realistici, non riusciamo a convivere pacificamente sullo stesso pianeta, figuriamoci nella stessa nazione, sotto una sola bandiera e un'unica legge.
Se esiste una risposta sensata a questi quesiti, qualcuno me la dia!

2 commenti:

  1. "Come combatteremo chi democraticamente vorrà minare le nostre libertà..."

    Combatteremo il fuoco con il fuoco, l'ignoranza con l'ignoranza, i musulmani con i terroni...

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  2. CARISSIMO ONOREVOLE, MINISTRO, PRESIDENTE DALLA LANDRA DI ASCELLE UMBERTO BOSCO:
    SI SI, FAI IL PADANO CON CHI NON TI CONOSCE.........MA CHE PADANO..........TE SEI UN TERUN. IL COGNOME BOSCO È PROPRIO TIPICO "EMILIANO"!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! TE NON HAI NESSUN TITOLO PER PARLARE DI QUESTI ARGOMENTI....................... VAI A STUDIARE ALL'UNIVERSITÀ "DIPLOMATUCCIO GEPPO DA QUATTRO FRANCHI CONGOLESI".
    Marco

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