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lunedì 17 settembre 2012

Relativamente stupidi

Sempre in merito alle violenze perpetrate in mezzo mondo dagli islamici, mi è stato fatto notare da più persone che in realtà il film "The innocence of muslims" è solo un pretesto e che dietro c'è una regia politica. Beh, grazie tante! Proprio non ci ero arrivato! Non vedo, però, come questo fatto debba influenzare quanto finora ho dichiarato. Non vedo proprio come, una volta illuminato a riguardo, la mia opinione sulla cultura islamica debba essere ricalibrata. Il fatto che le azioni violente almeno in parte siano state pianificate da qualche entità ostile alle politiche di Stati Uniti e/o altri paesi occidentali non cambia un beneamato accidente. Questa gente non ha imbracciato armi, impugnato sassi e bottiglie molotov per protestare contro i governi delle nazioni che da secoli giocano con i loro territori come fossero quelli dei Risiko. Le violenze in questione si possono nella stragrande maggioranza sintetizzare in una semplice frase:
Io protesto (pacificamente o meno) contro le nazioni che riconoscono ai loro cittadini diritti quali la libertà di opinione, parola e stampa in quanto questi diritti hanno permesso che si offendesse e deridesse la figura pseudodivina di Maometto, unico vero e indiscutibile profeta dell'Islam. Auspico che il dissenso manifestato con le mie gesta porti tali nazioni a rivedere dette garanzie affinché simili mancanze di rispetto ai danni del Profeta non si ripetano, auspico inoltre che i responsabili di tali azioni siano severamente puniti come disposto dalla sha'ria. Allah è il più Grande.
Questioni relative alla politica internazionale, equilibri geopolitici e simili potranno anche essere il movente dei registi (siano essi nordafricani o meno) ma le pedine, i bifolchi che incendiano le ambasciate, rapiscono civili, uccidono, distruggono e saccheggiano sono motivati da ben altro. Come lo so? Semplice! Simili azioni sono state puntualmente organizzate anche per le vignette danesi e non venite a dirmi che la Danimarca è corresponsabile dell'instabilità politica nordafricana. Per non parlare di Salmam Rushdie, condannato a morte dall'ayatollah Khomeyni aver scritto nel 1988 un romanzo di fantasia il cui protagonista presentava alcune analogie con Maometto. Fu addirittura messa una taglia (che ieri è stata aumentata) sulla sua testa. Non riuscendo i bifolchi, in quanto tali suppongo, a trovare e uccidere Rushdie se la sono presa con il traduttore giapponese (ucciso), il traduttore italiano (ferito) e l'editore norvegese (ferito). Anche l'indiano Rushdie è un agente della CIA che cospira contro i paesi islamici? Ne dubito! Questi sono solo due esempi tra i più famosi ma simili azioni sono tristemente frequenti.
Comunque, giusto per essere chiari, che il nordafrica sia pieno di questi bifolchi privi del più comune senso dell'ironia, del sarcarsmo, capaci solo di  prendere se stessi e il loro profeta (che parlava e volava con un asino che aveva la testa di donna) troppo sul serio, non mi tange. Si evolveranno o si estingueranno. Affar loro. A tangermi, anzi, a urtarmi è il fatto che queste persone possano circolare liberamente per il mondo, venendo anche a casa mia a seminare la stessa pericolosa stupidità e arretratezza culturale. I bifolchi saranno anche ignoranti ma sanno fare due conti! Attingono a piene mani dai nostri sistemi previdenziali e sociali e approfittano dei vantaggi derivanti dal libero mercato (spesso drogandolo). Se ne  guardano bene, però, dal farsi contaminare dalla nostra cultura, specie per quanto riguarda i valori quali la laicità delle istituzioni, l'uguaglianza di uomini e donne, il pluralismo, e le succitate libertà.

Certo anche noi abbiano i nostri bifolchi, alcuni di loro hanno anche la laurea. Tra le varie tipologie di bifolchi autoctoni ce n'è una pericolosissima che ogni giorno si mette autonomamente, in piena libertà, una benda davanti agli occhi. Quella benda rappresenta il dogma del relativismo culturale: "la pittoresca idea che ci siano molte verità, tutte egualmente meritevoli di rispetto anche se si contraddicono tra di loro. Oggi il relativismo è molto diffuso. Esso appare come una forma di rispetto verso il multiculturalismo ma in realtà, è un finta scappatoia." (cit. Richard Dawkins).


Com'è possibile, mi chiedo, essere così miopi da non scorgere lo smisurato burrone che divide la cultura occidentale (laica, illuminista, pluralista) da quella islamica (oscurantista, teocratica e assolutista) e come si può essere così arroganti da dare per scontato che culture così diverse, così distanti, così antitetiche, possano condividere pacificamente nello stesso spazio sociale in un regime di tipo democratico.
Questi facinorosi idioti, così facilmente manipolabili dai loro leader religiosi e politici (che spesso coincidono) sono della stessa pasta di quelli che a milioni ci ritroviamo in Europa, Canada, USA e Australia. Quando raggiungeranno la massa critica e l'autocoscienza diverranno estremamente influenti (in democrazia, più delle idee, valgono i numeri), a quel punto cosa faremo? Come argineremo il fenomeno? Come combatteremo chi democraticamente vorrà minare le nostre libertà, magari introducendo l'obbligo del velo per le donne e la pena di morte per gay e apostati?
Siamo realistici, non riusciamo a convivere pacificamente sullo stesso pianeta, figuriamoci nella stessa nazione, sotto una sola bandiera e un'unica legge.
Se esiste una risposta sensata a questi quesiti, qualcuno me la dia!
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venerdì 14 settembre 2012

Ambasciator che pena

È di un paio di giorni fa la notizia dell'uccisione di Chriss Stevens, ambasciatore americano di istanza a Bengasi. Fin qui nulla di strano, se fossi libico quasi quasi sarei incazzato anch'io con lo Zio Sam e i suoi nipotini. L'atto di violenza non trova, però, radice nella "discutibile" politica estera statunitense che al paese nordafricano è costata tanto in termini sia economici (in Libia prima del recente conflitto, c'erano un milione di lavoratori immigrati, indice di un'economia piuttosto sana), sia culturali (Gheddafi era sì un dittatore, ma uno di quelli in salsa laica, uno di quelli che, come Saddam Hussein, hanno osteggiato fortemente l'integralismo religioso promuovendo la progressiva separazione del potere temporale da quello politico). Come spesso accade e continua ad accadere nei paesi a maggioranza mussulmana (Iran,  Iraq, Siria, Egitto), una volta destituito il regnante, degenera il fanatismo.
Il casus belli relativo ai disordini libici, che fanno eco ai simili eventi verificatisi qualche giorno prima in Egitto, è imputabile, incredibile a dirlo, all'uscita di una controversa pellicola. Proprio così, un film il cui regista sembrerebbe essere un israeliano con passaporto statunitense e che tratta l'evidentemente vietato argomento della biografia di Maometto, unico (e innominabile) profeta islamico.
L'islam non perde quindi occasione per prendersi troppo sul serio, bollando come blasfemo tutto ciò che si dimostra, a parer dell'imam di turno, non ossequioso del profeta o di Allah. 
Libertà di Opinione, Parola, Pensiero e Stampa perdono qualsiasi presunto valore e si sospendono (ove riconosciuti) ogni qualvolta dèi e profeti dell'Islam vengono offesi o indebitamente citati. Persino un dichiarato laicista come Gheddafi dovette calare le braghe, schierandosi con i fanatici contestatori, quando, nel 2006, il casus belli fu la maglietta di Calderoli raffigurante la caricatura satirica di Maometto pubblicata qualche mese prima da un settimanale danese.
Con tutte le buone ragioni che i paesi nordafricani potrebbero avere per dichiarare guerra (o guerriglia) all'Occidente, con tutti i rancori storicamente giustificabili, il pretesto della violenza non è quasi mai politico, bensì culturale. E allora non vergognamoci di dirlo! Cultura Islamica e Occidentale non sono compatibili. E si badi che parlo di cultura Islamica e Occidentale, non di Islam e Cristianesimo. Non sono certo i valori cristiani a essere in netto conflitto con l'oscurantismo teologico e teocratico che da sempre contraddistingue la cultura Islamica, bensì quelli illuministi, secolaristi, libertari, pluralisti, laici e progressisti, sviluppatosi principalmente in Europa nonostante l'egemonia cristiana (non grazie ad essa). Se non siete d'accordo leggetevi le dichiarazioni della "Santa Sede":
(AGI) CdV - La Santa Sede condanna "la violenza inaccettabile" che e' costata la vita a due funzionari del consolato statunitense a Bengasi, ma anche "le ingiustificate violenze" che l'hanno scatenata. "Il rispetto profondo per le credenze, i testi, i grandi personaggi e i simboli delle diverse religioni - afferma il portavoce del Papa, padre Federico Lombardi - e' una premessa essenziale della convivenza pacifica dei popoli".15:11 12 SET 2012
Secondo i porporati, mi pare d'intendere, violenza è stata quella dei libici nei confronti dell'ambasciata americana ma violenza è stata anche la produzione, la distribuzione e la proiezione del film. Secondo il portavoce del Papa, infatti, "il rispetto profondo per le credenze, i testi, i grandi personaggi e i simboli delle diverse religioni è una premessa essenziale della convivenza pacifica dei popoli.
Non so voi ma io intravedo un: "Va bene la libertà di espressione, però..."
E quì Mons. Federico Lombardi conferma quanto sopra affermato: nessuna incompatibilità tra l'oscurantismo e la censura teocratica islamica e la Chiesa Cattolica Apostolica Romana sopratutto se a venir messi in discussione sono divinità monoteistiche e presunti profeti.
Per quanto riguarda gli americani, vorrei ricordare loro che se la sono proprio cercata, loro (e i francesi) hanno armato e aiutato i rivoltosi che hanno fatto la festa al Ra'is libico, lo stesso Stevens esultò quando seppe della sua morte. Ora gli stessi rivoltosi la festa l'hanno fatta all'Ambasciatore americano. Obama ha già annunciato che le violenze a danno delle ambasciate americane non resteranno impunite, ora cosa vogliono fare? Destituire il lo stesso Governo fantoccio che hanno messo in piedi?
Riguardo al film "incriminato", almeno a giudicare dal trailer si tratta di una produzione scadente, quasi amatoriale, sfondi digitali low cost, un cast di dilettanti e pessimi costumi, trucchi e scenografie. Maometto viene dipinto come un folle, un visionario e un donnaiolo, una sorta di Joseph Smith nordafricano.
Tornando alle dichiarazioni assurde, il Segretario di Stato Americano, Hillary Clinton ha affermato: «Film su Maometto riprovevole, nulla a che vedere con noi»
Pur condividendo, anche se per ragioni diverse dalle sue, la prima valutazione, mi chiedo cosa intendesse Hillary con "nulla a che vedere con noi". Ce lo spiegheranno... Resta che anche questa volta pochissime istituzioni e personaggi pubblici si sono schierati dalla parte della libertà di espressione preferendo scandalizzarsi per le "ingiustificabili offese ad un religione millenaria e di pace quale l'Islam".
A quanti altre assurdità e violenze dovremmo assistere prima di capire che una società ultratecnologica e secolarizzata come la nostra non può convivere con società che si rifiutano di accettare valori che da tempo diamo per scontati come la libertà di espressione? Società e culture politicamente basate su un modello amministrativo e giuridico vecchio più di mille anni, dove ogni barlume di secolarismo si è dovuto imporre  forzatamente dall'alto e che si è puntualmente spento una volta cessata l'influenza del regnante laicista. Quando i millantati eredi della rivoluzione francese e dell'illuminismo capiranno il rischio che l'Islam rappresenta per le libertà individuali tanto duramente conquistate.
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giovedì 3 novembre 2011

Una risata vi dilanierà


Martedì notte la sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo è stata parzialmente distrutta da una bomba incendiaria. Il gesto che ancora non ha avuto una rivendicazione ufficiale pare essere in relazione con la recente pubblicazione, da parte della testata, di un edizione particolarmente irriverente con la quale si "celebrava" ironicamente la vittoria elettorale di Ennhadha, il partito islamico tunisino. Chi non dovesse conoscere Charlie Hedbo, rivista nota per la sua ironica e pungente irriverenza, prenda a esempio il settimanale toscano "il Vernacoliere" fatta eccezione che il giornale d'oltralpe è un po' meno volgare e un po' più serio. Insomma un giornale satirico che fa tanto ridere ma anche riflettere.
Certo è, che a riflettere non sono tutti capaci, ed è proprio il caso dei musulmani, storicamente ostinati a volersi  prendere troppo sul serio. Ed ecco che, nell'Europa del terzo millenio, dopo illuminismo, rivoluzione industriale, moti proletari, guerre mondiali e sessant'otto, oggi è sufficiente raffigurare Maometto per beccarsi una fatwa e il relativo attentato. 
Come avviene da qualche anno a questa parte, a seguito di questi eventi, le organizzazioni islamiche che si autodefiniscono "moderate" prendono le distanze e si dissociano dal gesto violento senza però dimenticarsi di apostrofare gli apostati "provocatori", cioè chi, in applicazione delle libertà e dei diritti loro garantiti dalla Costituzione, si è permesso di ironizzare sul profeta Maometto. Il Presidente del Consiglio francese per il culto musulmano, Mohammed Moussaoui ha, infatti, fermamente condannato l'attentato affermando che "Con la violenza e il vandalismo estremo non si ottiene nulla". È però opportuno ricordare che lo stesso Consiglio francese del culto musulmano, nel 2006, chiese a gran voce il ritiro di tutte le copie dello stesso settimanale, il quale, coraggiosamente, "osò ripubblicare" le celeberrime e contestatissime vignette satiriche contro maometto uscite sul giornale danese Jylands-Posten
In sostanza si possono identificare due islam: uno cosiddetto "estremista" che appena lo prendi in giro ti attacca in modo violento e uno "moderato" che, invece, vuole reprimere la tue libertà di parola e di stampa mediante azioni politico-istituzionali. Secondo i canoni islamici, infatti, nessun diritto umano o libertà costituzionale potrà mai essere eticamente e giuridicamente più importante della reputazione di Allah, Maometto e dei Mullah di turno.
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sabato 29 ottobre 2011

Mogli e bit dei paesi tuoi

Oggi su facebook sono stato infastidito da una nuova pubblicità di un sito per incontri. Si chiama muslima.com e, come probabilmente avete intuito dalla foto, è riservato ad un utenza islamica. Dopo una breve indagine, ho scoperto che dietro il sito non si cela la solita associazione islamica che cerca di trasportare i precetti coranici sul web, come avvenne con i motori di ricerca imhalal.com, (vedi post "Perle ai porci") muslumanoogle.com e altri siti riservati o comunque progettati per maomettiani. A realizzare e gestire il portale è stata la Cupid Media, un'azienda australiana che da più di dieci anni realizza siti di incontri.
«E allora?» direte voi. «Che differenza fa? Qual'è il punto?»
Beh, il punto è che se fosse stata la trovata dei soliti "pseudo fanatici religiosi v2.0" che si sbattono per non far mischiare i musulmani con i miscredenti, la cosa avrebbe avuto poco seguito e sarebbe sfumata. Il fatto però che il portale porti la firma di un'azienda specializzata in siti di incontri significa che l'idea ha mercato. Ergo c'è una considerevole quota di musulmani che non considera neanche l'idea di sposare o uscire con una persona non musulmana. Se a questo sommiamo la nascita in Europa di assicurazioni auto, banche, scuole, eccetera, tutte riservate agli islamici appare evidente come alcune tipologie di immigrati stiano, a tutti gli effetti, fondando delle società parallele, culturalmente impermeabili, all'interno della nostra. Società fortemente ispirate dai sistemi dei paesi di provenienza; il risultato è un sorta di modello socio-culturale parassitizzante, ben lieto di attingere a piene mani dai modelli europei quando si tratta di risorse sociali, welfare, libertà individuali e diritti ma che non accetta in alcun modo di farsi influenzare intellettualmente e culturalmente. Poco importa agli immigrati in questione se il pacchetto di diritti ai quali si possono appellare non appena posano piede in Europa sia l'essenza del modello autoctono. Possono rimanere ottusi e ignoranti, arroccarsi sulle proprie posizioni, conservare le proprie usanze (per tribali che siano), rifiutare il confronto intellettuale e il pluralismo, giovando comunque del succitato pacchetto. Non hanno bisogno di evolversi, per loro è un po' come essere rimasti a casa e aver vinto la lotteria. Non è un caso che negli ultimi due secoli tutte le riforme progressiste e laiciste avvenute nei paesi a maggioranza islamica sono state calate dall'alto, con la forza tipica delle dittature (vedi post "Inversione di Marcia"). Certi popoli sono culturalmente ottusi e conservatori: dare loro delle libertà per le quali non hanno combattuto serve solo a svilirle.
Il mercato, che a differenza della politica non ha i paraocchi, ha preso coscienza della realtà e vi si è adatto. Muslima.com è solo un esempio tra tanti, basta vedere la pubblicità degli operatori telefonici sugli autobus per averne riprova di quanto sostengo. È triste ammetterlo ma il mercato, ancora una volta, si è dimostrato essere la cartina tornasole più affidabile di tutti, esso rispecchia le tendenze e le mutazioni assai meglio degli studi sociologici, antropologici, politici, ecc.
In questo post (non certo il migliore) non si dice nulla di nuovo, lo sanno anche i sassi che gli islamici, i cinesi e altre etnoculture di importazione sono profondamente endogeni o omogenici (si riproducono solo all'interno del loro ambito). Scrivo queste poche righe dopo mesi di silenzio solamente per stimolare i neuroni dei sostenitori del melting pot, di chi ancora crede nella pacifica convivenza dei popoli nei medisimi spazi sociali, nel reciproco arricchimento culturale, nella valorizzazione delle differenze e altre utopie del genere.
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martedì 11 gennaio 2011

Invasione di un campo (incolto)

Ha fatto scalpore, ma poi non così tanto, la sentenza del tribunale civile di Firenze che ha, di fatto, legittimato la decisione di un uomo a nominare un tutore dotato dell'autorità di disporre l'interruzione di ogni tipo di trattamento medico nel caso il soggetto perda la capacità di prendere decisioni o di comunicarle. I democristiani ma, ahimè, non solo loro, hanno, come al solito, lamentato l'invasione di competenza della magistratura in questioni di competenza della politica. Un'osservazione che, per quanto possa essere pretestuosa e polemica, è corretta ma questa volta le toghe, categoria per cui non nutro particolare stima, non avrebbero potuto comportarsi diversamente. È infatti la politica italiana a essere criminosamente latitante sulla questione, i veti che le gerarchie vaticane esercitano sui deputati è talmente forte da essere in grado, non solo di manipolare, in sede legislativa, l'espressione del volere popolare ma addirittura di rallentare a livelli inverosimili la redazione e la conseguente aprovazione di una Legge che metta chiarezza. Gli italiani, altra categoria che non stimo, nonostante la maggior parte di loro si definisca cattolico, sono, almeno statisticamente, per la libera scelta del paziente di scegliere e/o rifiutare i trattamenti medici. I giudici con la "c" aspirata hanno pertanto operato, a mio modesto avviso, correttamente, interpretando la, seppur vaga, normativa in vigore. Non essendo un professionista del foro, non mi esprimo sull'eventuale faziosità interpretativa dei togati, dandola per scontata. I politicanti, però, hanno poco da lamentarsi, se loro avessero fatto il loro lavoro, in buona o cattiva fede non importa, il problema non si sarebbe posto, la normativa sarebbe chiara e sapremmo tutti di che morte morire o in quale stato estero emigrare per non diventare un vegetale.
Maremma buhaiola...
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venerdì 3 dicembre 2010

L'ultima scena

Questo un post di replica all'articolo pubblicato sul blog di Nessie (Caro Presidente, un suicidio non è uno scatto di volontà)

È sempre molto dura realizzare che persone che stimi, di cui hai sempre  condiviso o, quanto meno, rispettato le opinioni possano essere in un tale disaccordo con te su questioni che la tua testa ti dice essere scontate, ovvie. È proprio questo il caso.
Chiedo innanzitutto a qualcuno più istruito e preparato di me, tra Nessie e i commentatori ce ne sono a sufficienza, di darmi le definizioni di suicidio e di eutanasia e di spiegare le differenze tra i due. Fissate le definizioni il dibattito è più fruttuoso.

Generalmente il suicida, salvo rari casi, non sceglie mai un modo di morire lungo e/o doloroso. Anche se a volte cerca di farlo con stile, con originalità o dando un macabro spettacolo (sono di Bologna, lo so bene) si tende a dare priorità alla rapidità del trapasso anche a costo di non essere molto delicati con il proprio corpo. Il suicidio rappresenta per molti la soluzione definitiva, di solito chi ci arriva è piuttosto convinto che qualsiasi cosa ci sia dopo non possa essere peggio della situazione attuale quindi, che abbia torto o ragione, come biasimarlo? Altre volte il movente è semplicemente la pigrizia o la mancanza di un progetto.
Immaginate di arrivare a 55 anni, soli, senza una famiglia e di essere licenziati dalla fabbrica per la quale avete lavorato 30 anni. Chi ha voglia a quell'età di rimettersi in gioco? Con quali prospettive? Io, ad esempio, no; non ne avrei affatto voglia. Idem con patate per l'avanzo di galera che dopo aver scontato una pena di 30 anni si ritrova in un mondo a lui alieno nel quale non potrà mai trovare una collocazione dignitosa. Fortunatamente nessuno di questi è il mio caso, ma un domani potrebbe esserlo.
Mettiamo un'altro caso, per l'occasione spostiamoci negli States, dove l'assistenza sanitaria non è gratuita:
45 anni, un lavoro sicuro ma non particolarmente remunerativo, una moglie, 2 figli, cane, gatto e mutuo. Ti viene diagnosticato un tumore ai polmoni, le probabilità di sconfiggerlo, guarendo completamente sono bassine (un 5%)ma ti viene proposto un trattamento sperimentale che porterebbe la probabilità di guarigione al 15%. Purtroppo, però, il trattamento non è coperto dalla tua assicurazione. A questo punto ti ritrovi difronte ad un bivio:
1) ipotechi la casa, ritiri i soldi che hai messo da parte per il college dei figli e ce la metti tutta per sopravvivere, perdendo un chilo a settimana e vomitando 3 volte al giorno. Il risultato più probabile è che vivrai 6 mesi di più, durante i quali resterai a letto, troppo stanco anche per andare in bagno. Dopo la tua morte la tua famiglia dovrà trovarsi un altra casa, in quartiere molto popolare, i tuoi figli faranno i commessi da McDonald e tua moglie diventerà alcolizzata. Il cane è stato abbandonato in autostrada.
2) te ne vai con stile e discrezione (pillole o monossido di carbonio), con i soldi dell'assicurazione sulla vita la tua famiglia, anche se mancherai loro, starà bene. Tua moglie aprirà un fondazione a tuo nome, tuo figlio avvocato, tua figlia oftalmologa.
Se voi foste nei loro panni? Cosa fareste? Rifletteteci per un attimo.
Se siete dei fanatici religiosi non disturbatevi a rispondere, in caso contrario, vi prego! Ditemi la vostra.

A mio modesto parere Monicelli è stato un grande artista, uno dei migliori ma il suo gesto è il gesto di un uomo qualsiasi che si è trovato di fronte ad un bivio.
Qualcuno... C'è sempre qualcuno, ha detto che "forse" a 95 anni il vecchio Mario non era più lucido e questa potrebbe essere la ragione dell'insano gesto. Caro Giovanni! Due cose caratterizzano i vecchi: la poca lucidità (e qui ci ha preso ma Mario, dicono, era lucidino) e la bassa incidenza di decessi per suicidio.
Per fare il grande (e ultimo) passo, credimi, bisogna essere o molto disperati o molto lucidi o entrambi. Io, come voi, del resto, non ero lì con lui, quindi non posso certo essere sicuro di cose gli passasse sulla testa ma tutti gli indizi portano alla teoria antitetica alla tua.

Mario era una persona che la vita l'ha vissuta a pieno, ha dato tantissimo e ha avuto tantissimo. Dopo 95 anni di successi e soddisfazioni, uno può anche dire "beh, mi pare sia sufficiente. Ci vediamo alla prossima..."
Quando poi (da lucido) ti rendi conto che la malattia (terminale) non ti permetterà di fare più niente di quello che ti piace fare, che si prenderà il tuo corpo, la tua mente, la tua lucidità un pezzo per volta, finché non sarai che una misera coltura di vecchie cellule tenute in vita artificialmente. Il vecchio Mario, nonostante l'età, ci ha visto lungo: ha chiuso il suo ultimo Ciak prima che la Produzione gli tagliasse i fondi, sbattendolo a fare squallide fiction.
Anche se non le condivido, comprendo pienamente, credimi Nessie, le tue preoccupazioni circa l'eutanasia di stato e ciò nel quale potrebbe degenerare ma qua la questione è molto diversa. Una delle poche cose nelle quali Dio e Darwin sarebbero d'accordo è la storia del libero arbitrio. Allora per quale motivo un uomo determinato e in grado di camminare può mettere fine alla propria esistenza quando vuole e un uomo privo di queste libertà o virtù no? Perché ci arroghiamo il diritto di decidere per loro? Perché se "il cliente non è raggiungibile" il suo "culo" dev'essere alla mercè della stupida e manipolabile collettività democratica?
Personalmente, almeno per ora, non ho paura della morte, ma ho fottuto terrore di ridurmi come Eluana o Welbi, tanto che, lo confesso, a volte ho pensato al suicidio solo per battere sul tempo gli avvoltoi della "Vita a tutti i costi". Fortunatamente ho scoperto che in alcuni paesi europei gli avvoltoi non volano, per questo penso che farò presto le valigie.
In quanto a speculazioni e degenerazioni, Nessie devi ammetterlo, sulla morte ci mangiano una sola volta e non mi pare che in Svizzera o Olanda facciano le fiere del suicidio.
Sulla vita (o su ciò che qualcuno si ostina a considerare tale), invece, ci banchettano in tanti, ogni giorno, rifugiandosi dietro codici deontologici e precetti religiosi vecchi di secoli.
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domenica 12 settembre 2010

Prove tecniche di islamizzazione

Mentre il popolo del Carroccio si muove verso Venezia, gli elettori turchi sono chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale proposta dal Governo Erdogan. Il nuovo testo ha la pretesa di ritoccare la costituzione del 1982, definita dalle gerarchie militari dopo il Golpe del 1980.
Atatürk, generale turco e padre della Repubblica conosceva bene i suoi polli (vedere il post "Inversione di Marcia"), sapeva che tutte le riforme di stampo laico e progressista attuate dal suo esecutivo e da quelli successivi sarebbero sempre state a rischio, così, dopo aver eliminato il califfato, decise che la laicità dello stato avrebbe dovuto essere tutelata dall'esercito stesso, anche a costo di usare la forza. Così è stato per ben tre volte, l'ultima, appunto, quella del golpe militare del 1980, costato la vita a molti turchi. Dopo il golpe il testo costituzionale fu emendato dal governo tecnico-militare conferendo all'esercito, formalmente estraneo alle decisioni politiche, una forte influenza sui governi in carica. Un'ingerenza tale è assolutamente impensabile in qualsiasi paese occidentale ma, come Atatürk sapeva bene, la Turchia, in quanto paese islamico, non può farne assolutamente a meno. 
Di solito gli esponenti politici islamisti sono degli zoticoni privi di lungimiranza e strategia politica ma Erdogan, bisogna ammetterlo, rappresenta quel salto di qualità che l'islamismo necessita per andare al potere e restarci a tempo indeterminato senza fastidiosi diktat e vincoli laico-militari. L'attuale Primo Ministro si presenta infatti come "moderato" e proprio in chiave moderata sta convincendo il popolo turco a votare la nuova Costituzione che, almeno sulla carta, garantisce maggiori diritti ai cittadini ma che in realtà vuole indebolire gli arbitri della laicità (i generali). La riforma consentira inoltre al paese di entrare in Europa e, tempo 5-10 anni, essere la nazione ecomicamente e politicamente più influente (i seggi del Parlamento europeo vengono assegnati in base alla popolazione e la Turchia, con i suoi 100 milioni di abitanti diverrebbe la nazione più popolosa/rappresentata d'Europa). I sondaggi danno per certa l'approvazione degli emendamendamenti costituzionali, in questo modo l'islamizzazione del vecchio continente agirà da un nuovo fronte, quello istituzionale. Paradossalmente con il Referendum di oggi si decide la sorte dell'intera Europa.
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martedì 18 maggio 2010

Maestre e buoi...

La Gelmini, taglio subito la testa al toro bue, non mi piace, sembra una di quelle maestrine zitelle e frustrate che insegnano ai salesiani e che hanno fatto voto di castità (il fatto che nessuno se le fili aiuta parecchio!). Fortunatamente, nonostante il suo indiscutibile impegno come membro dell'esecutivo, la ritengo troppo incapace per operare peggio della Moratti ma un po' di cazzate le ha già fatte e la Lega, anche se non lo fa notare, si è rotta e non poco di un Ministro della Pubblica Istruzione che si comporta come il Ministro di quella Privata (in entrambi i sensi).
Questa premessa per introdurre l'argomento di oggi: le graduatorie regionali degli insegnanti.
Il nostro paese ha moltissimi docenti, decisamente troppi e le facoltà universitarie continuano a sfornare laureati in Lettere, Storia, Filosofia e Scienze Politiche i quali, citando un celebre detto, non sapendo "fare" vanno a "insegnare" o, almeno, ci provano. Se alla ricetta aggiungi gli altri ingredienti, cioè il garantismo italico che vede la sua massima espressione nel pubblico impiego e il fatto che molti dei sopraccitati laureati provengano dal meridione, la frittata e pronta. Il nome di questo piatto è "Squola itagliana". Dall'ultima vera riforma della scuola, quella di Gentile, tutte le successive, indipendentemente dal colore politico del Ministro di turno, hanno, infatti, avuto il solo scopo di sistemare un numero di insegnanti in costante crescita indipendentemente dal numero di allievi che, specie negli ultimi anni è in forte flessione.

A causa del rapporto oramai insostenibile tra numero di docenti e numero di alunni, era inevitabile la creazione di un sottoprecariato di aspiranti insegnanti che, pur di arrivare all'incarico di ruolo (manco fosse il paradiso islamico), affrontano le dodici fatiche di Ercole (leggasi Provveditorato). Vi risparmio i dettagli burocratici su come funzionano le logiche di assegnazione degli incarichi riducendo il tutto ad una schematica sintesi.

Insegnanti abilitati (di ruolo) - sono nel sistema e, cascasse il mondo, ci resteranno fino alla pensione/morte.
Insegnanti di Terza Fascia - eterni precari, fanno le supplenze e coprono i posti vacanti.

Le graduatorie vengono riempite dapprima dagli insegnanti di ruolo (abilitati), in coda quelli di terza fascia che si occupano principalmente di supplenze annuali e non. Le graduatorie sono o, meglio, erano di tipo provinciale, cioè i docenti abilitati sceglievano una provincia e la relativa graduatoria. Il casino è sorto quanto il Ministro ha pensato di aumentare da uno a quattro il numero di graduatorie provinciali alle quali era possibile iscriversi specificando però che in quelle accessorie gli insegnanti sarebbero stati inseriti in coda alla graduatoria. Questo provvedimento, seppur concepito con le migliori intenzioni ha avuto negative ripercussioni sui docenti di terza fascia, i quali, anche se precari, rimediavano quasi sempre un incarico annuale.

Come da manuale, quando il centrodestra non lavora abbastanza male arriva sempre il centrosinistra (leggasi Magistratura) ad aggiustare il tiro. Una sentenza del TAR del Lazio ha, infatti, accolto il ricorso presentato da un manipolo d'insegnanti meridionali e dal rispettivo sindacato. Il Giudice ha ritenuto l'inserimento in coda degli insegnanti nientepopodimeno che "anticostituzionale", disponendo l'inserimento a pettine degli stessi. Il risultato è stato che, a finire in fondo alla lista assieme ai precari, ci si ritrovassero anche i docenti di ruolo che per anni primeggiavano nelle graduatorie della propria provincia. In teoria la sentenza è meritocratica (il punteggio è definito dall'anzianità di servizio e dai risultati conseguiti negli esami universitari e di abilitazione), in pratica è l'esatto contrario. Un 110 e lode preso alla Bocconi o in una qualsiasi Università centro-settentrionale non è in alcun modo paragonabile al medesimo voto preso nell'ateneo di Bari o Reggio Calabria, idem vale per gli Esami di Stato e Pubblici. Inoltre, molte scuole private (specie al sud) vendono ai docenti false certificazioni di anzianità di servizio o, peggio, li sfruttano per anni sottopagandoli.

In sintesi, il mix Gelmini-Magistratura ha messo ancor più confusione e problemi ad un settore che ne era già saturo; al Carroccio ora il compito di raddrizzare le cose ed ecco che nascono (politicamente) le Graduatorie regionali: gli insegnanti potranno, di conseguenza, iscriversi solo nelle graduatorie della Regione nella quale risiedono.
Se la cosa andrà in porto, smetteremo di assistere a spettacoli indegni dove docenti provenienti da Canicattì (quando non si danno malati per un anno intero) insegnano ai nostri giovani una lingua, l'Italiano, che loro stessi non sono in grado di parlare o, peggio ancora, la storia della nostra terra, il tutto soffiando il posto ad un collega settentrionale penalizzato dalla selettività meritocratica.

Come dal titolo, "Maestre e buoi dei paesi tuoi"
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mercoledì 5 maggio 2010

L'Italia fatta a pezzi (nel 1993)

Riporto un editoriale de Il Corriere della Sera datato 12 febbraio 1993 riguardante lo studio di un politologo americano circa le differenze culturali, sociali, politiche ed economiche delle diverse regioni italiane. La ricerca evidenzia come lo sviluppo economico nulla ha a che vedere con la natura del pensiero meridionale. Si tenga presente che le conclusioni sono riferite, appunto, al 1993, alcune situazioni sono sensibilmente modificate ma principalmente al centro-nord.
Il testo l'ho copiato dal blog dell'amico Lucio Brignoli sul quale trovo spesso interessanti spunti.
Una ricerca di Robert Putnam (“Making democracy work, Civic tradition in Modern Italy”), politologo di Harvard, sul nostro senso civico boccia senza appello il Sud.
Un’ inchiesta sull’ efficienza del modello regionale inaugurato nel nostro paese nel 1970. nella classifica delle regioni meglio amministrate al primo posto Umbria e Emilia Romagna, fanalino di coda Calabria e Campania. Secondo lo studioso la rovina del Meridione dipende dal “familismo amorale” e dal “legame di clan”.
VISTI DA LONTANO Una ricerca di Robert Putnam, politologo di Harvard, sul nostro senso civico boccia senza appello il Sud dal nostro inviato GIANNI RIOTTA. Secondo lo studioso la rovina del Meridione dipende dal “familismo amorale” e dal “legame di clan” La tradizione dei Comuni dietro le “virtù” delle regioni del centro nord.
NEW YORK Il Sud d’Italia è una società amorale, familista, fuorilegge, con un governo locale inefficiente e un’economia paludosa. Le future riforme politiche non lo trasformeranno, perchè troppo antiche sono le radici dell’arretratezza. Anzi: il malessere del Mezzogiorno e’ la prova scientifica di come sia difficile innestare la democrazia dove manca il tessuto civile. “Palermo potrebbe rappresentare il futuro di Mosca”, scrive il professor Robert Putnam, in un suo saggio che è campana a morto per ogni speranza di rinascita del Sud e monito severo per l’Est e il Terzo Mondo. Robert Putnam e’ un politologo di Harvard, il suo libro Making democracy work, Civic tradition in Modern Italy (far funzionare la democrazia, tradizione civica in Italia, scritto in collaborazione con Robert Leonardi e Raffaella Nanetti) è appena stato pubblicato dall’ Università di Princeton. La mole della ricerca è mostruosa. Per vent’anni, dall’approvazione delle Regioni, il professor Putnam e la sua equipe hanno viaggiato nel nostro Paese, studiandone storia, tradizioni, economia, società. Migliaia di politici intervistati a varie riprese, insieme a centinaia di giornalisti, studiosi, gente comune, amministratori. Dozzine di sondaggi di massa, fin qui inediti, rilevazioni statistiche, inchieste ad hoc. La metodologia del lavoro occupa un’intera appendice. Secondo lo studioso Daniel Bell si tratta di “un classico dell’indagine e della teoria politica”. A Princeton si dice “Putnam ha fatto per l’Italia quel che Tocqueville ha fatto per l’America“. Il settimanale Economist non ha dubbi: “dopo avere letto questo libro si capirà se c’è speranza per i Paesi dell’Est che somigliano alla Calabria più che all’Emilia”. La risposta è no. La monumentale inchiesta durata un quarto di secolo parte da una semplice questione, perchè alcuni governi democratici funzionano ed altri no? Il laboratorio prescelto è l’Italia dove, nel 1970, debutta il modello regionale. Putnam segue l’ evoluzione delle giunte, dalle speranze tecnocratiche alla primavera rossa del 15 giugno 1975, al 1992, e stila una classifica di efficienza dei governi locali. Usando un modello assai sofisticato, mette in testa Umbria e Emilia Romagna, poi Piemonte, Toscana e Friuli, seguono Lombardia, Trentino, Liguria, Veneto, più in giù il Lazio, la Puglia, la Sicilia, fanalino di coda Calabria e Campania. Come si spiega il divario Nord Sud? Tradizionalmente, con lo sviluppo maggiore del Settentrione. Al Mezzogiorno povero mancano le risorse, e quindi si stenta a governare. Ma la montagna di dati di Harvard e Princeton contraddice la vecchia teoria. L’Emilia è più povera della Lombardia, ma meglio governata. L’Umbria ha meno risorse della Liguria e del Piemonte, ma è più efficiente. La Campania è più ricca del Molise e della Basilicata, ma cede il passo nella performance di governo. L’intera biblioteca della questione meridionale incanutisce davanti ai computer di Putnam. Le risorse c’entrano poco. Se la democrazia ha funzionato meglio al Nord, producendo soddisfazione e ricchezza, è perche’ il Sud difetta di “senso civico”. Non crede nell’ “eguaglianza politica”, e divide i cittadini tra “potenti” feudatari e “clienti” a caccia di favori. Non pratica solidarietà, fiducia e tolleranza. Soccombe sotto un “familismo amorale”, con il legame di clan a negare quello sociale. Per calcolare il senso civico degli italiani, Putnam assembla un nuovo modello (piu’ discutibile del primo), legato a quattro fattori, il voto di preferenza (dove è alto, alto è il voto di scambio, clientelare), la partecipazione ai referendum (si vota su opinioni, restano a casa i servi della gleba clientelare), la lettura dei giornali (dov’è forte e diffuso lo spirito civico, dove è scarsa impera il malcostume), la percentuale di associazioni, dalle politiche alle sportive (la gente si associa se è civile, si isola se primitiva). La classifica del senso civico assegna lo scudetto a Trentino, Toscana e Emilia. In zona Uefa Liguria, Lombardia, Friuli, poi Piemonte, Veneto, Umbria e Marche, indietro Sicilia, Basilicata e Puglia, retrocedono Campania e Calabria. E la carenza di senso civico, vale a dire “la sfiducia reciproca, l’isolamento, lo sfruttamento e la dipendenza dall’ alto, solitudine e disordine, criminalità e arretratezza”, non la povertà, che fa del Sud il Sud. Putnam, già librato tra Hobbes, Locke e Stuart Mill, comincia a questo punto un percorso all’indietro. Fino al Medioevo e al Rinascimento. L’Italia comunale del Nord, la Toscana di Guelfi e Ghibellini, fondano una societa’ civica, dove i valori di comunita’ e le prospettive dell’individuo si armonizzano storicamente. Finita l’era di Federico II, quando il Sud d’Italia era la California del mondo contemporaneo, Berkeley, Hollywood e Silicon Valley incluse, il mezzogiorno perde le virtù civiche e civili, sprofondando nell’assolutismo feudale, nella diffidenza. Un mondo da Hobbes di “uomo lupo dell’uomo” che arriva intatto dai Borboni a Toto’ Riina. Sì, Putnam intravede qualche miglioramento, i giovani del Sud sono scontenti delle proprie giunte in misura identica ai coetanei del Nord, ma il cambiamento sarà disperatamente lento. Non ci saranno riformatori, nè riforme, finchè in Calabria non arriveranno le virtù civiche (e le associazioni) della Val d’ Aosta. La vera cattedrale nel deserto è il “familismo amorale”. Dalla rovina del nostro Sud lo studioso anglosassone trae cattivi auspici per le nuove democrazie all’Est. Anche loro, sprovviste di senso civico, stenteranno. “Palermo e’ il futuro di Mosca”. Nella crudele diagnosi che arriva da Harvard ci sono eccessi di ottimismo, l’Emilia Romagna è ritratta con toni arcadici che ricordano le pubbliche dichiarazioni d’amore della filosofa Irigaray all’ex sindaco Imbeni. Ci sono imprecisioni (una su tutte, “fesso” non vuol dire “cornuto”, Toto’ docet), qualche ingenuità (“Abbiamo vissuto in prima persona il terremoto in Irpinia…”), la prosa – quando lascia lo stile scientifico – langue (“…dalla fertile valle del Po, alle fiere capitali del Rinascimento, alla periferia desolata di Roma, fino… alla punta dello stivale”). Non c’è distinzione tra metropoli e campagna (per esempio nella lettura dei giornali). La storia è stirata come serve. Da Alberto da Giussano a Carlo Cattaneo, c’è di mezzo la Milano spagnola del Manzoni, non esattamente patria del senso civico. Putnam non spiega dove si sono nascosti i valori civici ai tempi dell’Azzeccagarbugli. E trascura il movimento contadino del dopoguerra, gigantesca “associazione civica” di solidarietà, secondo lo storico Francesco Renda. Marta Petrusewicz, difesa dal Times Literary Supplement, ha ipotizzato che, forse, il latifondo preunitario non era poi quella Geenna che si dice. A tratti pare ancora che la crisi politica italiana sia spiegata meglio ne “I vecchi e i giovani” di Pirandello. Ma il libro di Putnam resta assai importante, magari non un classico, ma da digerire. Mandando in pensione il professor Miglio, potrebbe essere un formidabile supporto ideologico per un Umberto Bossi con ambizioni nazionali: venite con me, unifichero’ il Paese sul senso civico, siamo diversi, cresceremo lentamente. Uno dei politici intervistati, anonimo, implora Putnam di non rendere pubblici i suoi risultati, per non danneggiare la causa riformistica. Un altro impreca davanti alle conclusioni: “Ma allora non c’è speranza per il Sud!”. Resta un solo dubbio, come conciliare Tangentopoli con il “senso civico”. Questo Putnam, per ora, non ce lo dice.
dal Corriere della Sera del 12 febbraio 1993
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lunedì 26 aprile 2010

Definizioni e previsioni

Lo scenario politico italiano è oggi molto instabile. Prima di essere completamente stravolto per l'ennesima volta facciamo un'istantanea dei principali movimenti politici tornando indietro di qualche giorno.

Partito Democratico

Anagraficamente, un bambino della Politica, è nato prematuro e con numerose malformazioni. D'altronde, cosa ti aspetti quando fai accoppiare comunisti e democristiani, storici nemici per quasi quarant'anni. Fin dalla sua nascita è in costante calo di consensi e ha trascinato con se il resto della sinistra italiana. Ha uno Statuto da Bar dello Sport e non ha una linea politica unitaria. Grosso modo è organizzato così:

  1. il Segretario nazionale è eletto con metodo maggioritario da tutti (tesserati, non tesserati, tesserati di un altro partito, minorenni)
  2. una volta eletto, tutti a remargli contro, finché non si dimette e avanti il prossimo.


Popolo della Libertà

Se il PD è il frutto di un accoppiamento impossibile, il PDL è un matrimonio combinato per interesse. Più che un partito, è un Fan Club. Non c'è un linea politica, se non quella del Presidentissimo alla quale tutti devono diligentemente allinearsi, per questa ragione e per salvare le apparenze si definiscono "moderati" ma in sostanza non sono né carne, né pesce. Ogni dissenso interno, nei rari casi in cui si manifesta, viene messo a tacere con le buone o con le cattive. I movimenti politici che hanno contribuito a fondarlo hanno perso identità, diventando gli schiacciabottoni di questa o quella lobby. Qualche esempio: Capezzone e Della Vedova che prendono le difese del Vaticano. I recenti problemi con Fini, senza voler parteggiare per lui (ci mancherebbe altro), confermano quanto sopra esposto. Ricapitolando il PDL di forte ha solo il Re, non c'è nessuna Corte o Esercito, solo giullari.

Italia dei Valori con Di Pietro

Un partito definibile con una semplice equazione matematica [Berlusconi * (-1/10)]. In pratica gli tocca un decimo dei voti rispetto al suo avversario politico e, nonostante l'emorragia di voti del PD, non riesce a intercettarne molti. Dopo tutto un partito giustizialista guidato da politici meridionali non può fare molta strada.

Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro

La matematica dimostrazione della svolta e del consolidamento bipolarista italiano. Fino a qualche giorno fa rappresentava un problema trascurabile ma, dopo i numeri di Fini, tutto torna in discussione. Più avanti vedremo perché.

Lega Nord per l’Indipendenza della Padania

In assoluto la forza con il rapporto voti/influenza migliore. Zero polemiche interne, giù a testa e bassa e lavorare o col cavolo che i padani li rivotano. Pragmatismo ed efficienza, le parole d'ordine. L'unico partito che, per ora, non risponde a nessuna lobby. Un Re, Umberto Bossi, capace e di governare e farsi amare, una Corte affidabile e fedelissima e un radicamento territoriale che ricorda il PCI dei tempi d'oro. Il tutto supportato da un Esercito molto ben organizzato (Presidenti di Regione, Sindaci e Assessori) che lavorano bene e si fanno amare dalla plebaglia.

IPOTESI SUL FUTURO

Azzardiamo adesso qualche ipotesi.

Fini, oggettivamente, rappresenta la più importante incognita politica della Seconda Repubblica. Per farci un'idea di chi è Fini e prevedere il suo comportamento dobbiamo ripercorrere la sua storia politica. Lo stesso Fini, che oggi chiede a gran voce il congresso nazionale, deve la propria carriera proprio al rovesciamento di un congresso. Nel lontano 1977 l'attuale Presidente della Camera, all'epoca tirapiedi di Almirante, Segretario del Movimento Sociale Italiano, si candida alla guida del Fronte della Gioventù, competizione dove si classifica solo quinto (su sette); Almirante, però, rovescia il risultato del congresso nominandolo Segretario Nazionale, segnando così l'inizio di una delle carriere politiche più interessanti e controverse del nostro paese. Fini acquisisce sempre più potere all'interno del Movimento e viene indicato da Almirante come suo successore. Almirante morirà nel 1988, un anno dopo aver fatto eleggere il suo delfino Segretario Nazionale. L'inizio non è dei migliori, il neo-segretario Fini resterà in carica solo due anni, sarà, infatti, scalzato da Rauti nel Congresso di Rimini del 1990. Rauti però non ha la stoffa del Segretario Nazionale e, dopo un risultato decisamente deludente alle Amministrative siciliane, viene sfiduciato dal Comitato centrale che restituisce a Gianfranco il ruolo di Segretario. Cinque anni dopo Fini scioglie l'MSI per fondare Alleanza Nazionale, partito nel quale si ritaglia il ruolo di Presidente. Dopo 12 anni alla guida di AN e la bellezza di zero congressi nazionali, viene sciolta anche AN che, assieme a Forza Italia e altri partiti minori, si fonde nel Popolo della Libertà. Fini di primo acchito non vede di buon occhio la richiesta/pretesa di Berlusconi di confluire nel partito unico affermando pubblicamente di non essere in vendita; allora Silvio si compra Storace, esponente di spicco di AN, il quale fonda La Destra che destabilizza il partito di Fini, portando via numerosi esponenti ed eletti. Una volta sceso sotto il dieci percento di consensi, Fini è costretto da arrendersi, svendendo se stesso e il suo Partito a Berlusconi. Nelle Politiche del 2008 FI e AN si presentano sotto il simbolo unico del PDL che però formalmente nascerà solo qualche mese più tardi. Gianfranco che tutto è tranne che stupido, rifiuterà incarichi all'interno dell'Esecutivo, ritagliandosi un ruolo istituzionale di garanzia, la Presidenza della Camera. Le ragioni sono di facile comprensione: l’ex leader di AN è conscio di avere sempre meno spazio politico, da una parte c'è la forte e indiscussa leadership di Berlusconi cbe gli fa ombra e dall'altra il pragmatismo e la capacità della  Lega di intercettare gli umori dei cittadini. Come assicurarsi, allora, un futuro politico?

  1. rimanendo fuori dal Governo così nessuno lo può accusare di complicità nelle maialate dell'Esecutivo;
  2. facendo sempre il bastian contrario in modo da intercettare le simpatie sia di chi a centro destra non ama Berlusconi, sia di chi a sinistra è stanco di votare a sinistra (e sono parecchi), sia di chi a destra, centro e sinistra non apprezza il lavoro del Governo;

Dopo questa interminabile ma necessaria premessa veniamo alle previsioni, disposte in ordini di probabilità:


  1. Entro 6 mesi, massimo un anno, Fini e una ventina tra deputati e senatori lasceranno il PDL, unendosi a Casini, Rutelli e Montezemolo e fondando un grande partito centralista di centro,  segretamente finanziato da Stati Uniti e Vaticano che rimarrà dormiente fino alla morte fisica e/o politica di Berlusconi. Nel frattempo i rapporti tra Lega e Berlusconi si consolideranno e il Movimento di Bossi diventerà sempre più forte. Purtoppo o per fortuna (a seconda dei punti di vista) prima dell'approvazione delle riforme costituzionali in chiave federalista tanto volute dal Carroccio, qualcosa di grave accadrà facendo ripiombare l'Italia nella Prima Repubblica.
  2. A Fini non "entra la scala", i suoi lo sfanculano all'istante e lui si ritroverà a vagare solo e abbandonato nel Gruppo Misto alla Camera assieme a Guzzanti che gli darà del Bolscevico, Montezemolo tornerà a fare l'imprenditore, Casini il democristiano dal 4% e Rutelli il fotomodello. La Lega porterà a casa il federalismo, quello vero ed esprimerà un candidato Presidente del Consiglio. A Silvio toccherà il Colle e passerà tutte le vacanze assieme al suo caro amico Putin. 
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